Con l’inizio degli anni ’90, Adrian Lyne firma quello che a conti fatti è uno dei migliori thriller/horror del decennio.
L’ erotismo di Kim Basinger è ormai un lontanissimo ricordo!

Jacob è un reduce dal Vietnam che lavora in un ufficio postale.
La sua esistenza si svolge nel più totale anonimato fino a che davanti ai suoi occhi non iniziano a materializzarsi visioni di orrendi mostri che cercano ripetutamente di ucciderlo.
Si tratta di semplici allucinazioni o di qualcosa di ben più complesso e tangibile?
Per il povero Jacob sarà una lenta e inesorabile discesa agli inferi.

Dopo lo straordinario successo di ” 9 settimane 1/2″, il regista Adrian Lyne decide sorprendentemente di girare un film totalmente agli antipodi, virando nello specifico su un thriller psicologico dai forti connotati horror.
Scegliendo come attore protagonista un convincente Tim Robbins, l’autore crea l’affascinante “Allucinazione perversa” (aka ” Jacob’s ladder”), opera complessa e ricca di simbolismi di natura mistica che, oltre ad arricchire la narrazione, infondono al quadro complessivo un’ oggettiva ricerca autoriale.

In una storia che inizialmente parrebbe congiungersi a dinamiche più inclini al dramma si dipana un meccanismo che trova il suo olio in un mosaico caratterizzato da una sceneggiatura salda e di sicuro interesse, composto da tessere di diverso colore ma, a conti fatti, perfettamente incastrate tra loro.
Sviluppando un discorso nel quale convergono terribili memorie di guerra e sinistri complotti governativi, Lyne imprime un’atmosfera perennemente plumbea ed angosciante, disegnando con ottima verve visionaria inquietanti e terribili quadri infernali che, irrimediabilmente, catapulteranno lo spettatore in una sorta di limbo allucinatorio.

In questo tremendo trip sulfureo, però, le redini del gioco sono tenute dai potenti, i quali, attraverso macchinazioni e complotti di ogni sorta, sono capaci di decidere da soli la sorte di ogni singolo uomo.
In una realtà spesso diversa da come viene immaginata, la vita e la morte sono quindi parti integranti di un dipinto criptico e indecifrabile, spesso condizionato dai desideri, dalle paure e dai meandri più profondi di un inconscio inspiegabile che si erige come una scala pronta ad innalzarsi in direzioni sconosciute.

” Allucinazione perversa”, in conclusione, non è altro che il primo gradino verso un qualcosa di sumblime ma al tempo stesso ignoto e privo di certezze.
Misticheggiante.

THE MOST FRIGHTENING THING ABOUT JACOB SINGER’S NIGHTMARE IS THAT HE ISN’T DREAMING

BEST ARTWORK
by Vlad Rodriguez