Con Fabio Testi al posto dell’ormai consolidato Franco Nero, l’inossidabile Enzo G. Castellari dirige “Il Grande Racket”, spettacolare poliziesco d’azione nel quale il regista romano dimostra ancora una volta tutta la bontà del suo stile secco e dinamitardo.

A Roma, l’organizzazione criminale capitanata da “Rudy il marsigliese” terrorizza i negozianti della capitale attraverso il racket e le estorsioni.
Il maresciallo Palmieri (Fabio Testi), stufo dell’immobilismo della polizia, decide così di creare un gruppo armato chiamando a sè tutti i taglieggiati dalla banda malavitosa.
Nonostante le buoni intenzioni del poliziotto, la situazione sarà inevitabilmente destinata a farsi rovente.

Successivamente a “Il cittadino si ribella”, Castellari ripropone un altro spettacolare poliziesco d’azione, sfornando probabilmente una delle sue opere migliori in assoluto: “Il grande Racket”.

Aperto da dei roboanti titoli di testa, dove l’aggressività rock della musica dei De Angelis si fa largo a suon di scazzottate, il lavoro mostra fin da subito una serie di personaggi di rara perfidia e cinismo; a tal proposito, stupisce la caratterizzazione del personaggio di Marcella Michelangeli spietata e masculina donna che, diversamente dalla stragrande maggioranza delle fanciulle sottomesse e vessate del poliziesco italiano, è forse la più pericolosa tra i ricattatori che agitano le acque turbolente del film.

In un climax narrativo dove l’aggressività si palesa fin dai primissimi fotogrammi, Castellari dispensa ritmo e velocità d’intenti in ogni singola sequenza, imprimendo a sua volta una buona dose di cinismo e ironia virile, in special modo nei dialoghi, grezzi ma assolutamente efficaci.

Come gran parte dei film del regista romano, anche qui l’azione è costruita con mano svelta e solido mestiere; nello specifico, oltre ad un uso del rallenty -puntuale e sempre suggestivo- costruito per enfatizzare la drammaticità e la potenza delle varie sparatorie, stupisce la fisicità degli scontri, acrobatici e visivamente sempre molto convincenti.

Al divertimento scaturito dai vari segmenti action, fa da contraltare una massiccia dose di violenza improvvisa e fulminante, mai fuori posto ma decisamente funzionale al tipo di atmosfera che, con il passare dei minuti, si andrà a sviluppare; la voglia di giustizia del maresciallo Palmieri (un monolitico ma appropriato Fabio Testi) porterà infatti ad un meccanismo nel quale il sentimento di vendetta – diverso e, in un certo qual modo, giustificato a seconda del personaggio – innescherà una vera e propria rivolta armata tipicamente noir ai danni dei pericolosi strozzini.

Ricco di stile e di fucilate al fulmicotone, “Il grande racket” è senza il benché minimo dubbio una delle opere fondamentali del poliziesco/action all’italiana, genere che trova in Castellari uno dei suoi massimi rappresentanti.

LA SCHEDA DEL FILM
La trovi qui…